sabato 19 gennaio 2013

 IL CARRETTO DEI LIBRI



Girando tra gli scaffali della libreria mi è ricapitato in mano il libro di Hans KUNG: L’inizio di tutte le cose – Creazione o evoluzione? Scienza e religione a confronto, edito da Rizzoli nel 2006.
Kung è un prestigioso teologo, esponente di spicco della ricerca teologica e del dialogo tra le fedi e con questa sua opera ci invita a ripensare l’opposizione tra evoluzionismo e creazionismo.
Un libro estremamente documentato e chiaro nelle sue argomentazioni tanto che Joseph Ratzinger, ora papa Benedetto XVI lo ha indicato come un’importante contributo per il rilancio del dialogo tra la fede e la scienza.
A pag. 118 c’è un sottocapitolo dedicato all’opera di Teilhard de Chardin.
Ve lo  ripropongo invitandovi nel contempo a leggere integralmente il volume di Kung.




L’EVOLUZIONE VERSO DIO: TEILHARD DE CHARDIN
                                  di Hans KKung


.....................................

L’evoluzione della natura e del cosmo fu il campo di attività dell’importante geologo e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955).  Egli considerò il compito della sua vita quello di conciliare le conoscenze delle scienze naturali con i concetti teologici.  A questo pensatore, fortemente influenzato dalla filosofia spirituale e vitalistica di Heiìnri Bergson (1839-1941) e dalla sua idea dell’evoluzione creatrice (èlan vital), la natura appare come un enorme processo di sviluppo che, andando avanti gradualmente con una complessità e un’interiorizzazione della materia sempre più forti:  Dio per lui non è solo l’origine e lo scopo della creazione: E’ esso stesso in evoluzione, partecipa a questa evoluzione, dalle particelle elementari  e dalla smisurate distanze del cosmo, oltre la biosfera del mondo vegetale e animale, fin nella noosfera delle spirito umano.
Nella visione del mondo di Teilhard de Chardin anche l’uomo stesso non è ancora concluso.  Egli è un essere in divenire: la formazione dell’uomo, l’antropogenesi non è ancora terminata.  Essa è sospinta sulla cristo genesi, la cristo genesi infine sulla sua futura pienezza, il suo “pleroma” (in graco pienezza), nel “ punto omega”, dove l’avventura collettiva e individuale dell’uomo trova fine e compimento, dove il compimento del mondo e quello di Dio convergono.
Questa “pleromizzazione”, questo giungere-alla-pienezza, questo sviluppo del cosmo e dell’uomo in avanti e verso l’alto culmina nel Cristo universale cosmico, che per Teilhard personifica l’unità della realtà di Dio e di quella del mondo.  Tutto ciò, naturalmente, non è per lui una visione della pura ragione, bensì della fede che riconosce,  Nel suo scritto “Comment je crois” egli formula il suo credo:
“Credo che il cosmo sia un’evoluzione. Credo che l’evoluzione tenda allo spirito. Credo che lo spirito si compia in un qualche Personale. Credo che il Personale supremo sia il Cristo universale”.
Teilhard è un mistico che suppone l’importanza evolutiva e cosmica dell’incarnazione di Dio in Cristo.  La maggior parte degli scienziati non lo seguianno in tali ardite ipotesi scientifiche, i  teologi trovano scoperte alcune delle sue opinioni teologiche, formulate spesso in modo unilaterale o – rispetto alla vita e alla croce di Gesù – insufficienti.  E forse oggi entrambe le parti rifiutano soprattutto il suo ottimismo – che riflette troppo poco sul problema della sofferenza e del male – la sua fede nel progresso e nel suo orientamento verso il “punto omega”.  A ogni  modo, Pierre Teilhard de Chardin ha il merito mai abbastanza lodato, di aver per primo pensato insieme in modo geniale la teologia e le scienze naturali e di aver portato, in modo provocatorio, gli scienziati e i teologi a conoscenza della “problematica comune”.  A lui premeva l’importanza religiosa dell’evoluzione e la portata evoluzionistica della  religione.  Non era per niente ingenuo e non vedeva alcun semplice “concordiamo” tra la Bibbia e le scienze naturali, come quello favorito da Roma.  Egli rifiutò decisamente certi tentativi di conciliazione fanciulleschi e immaturi, che mescolano le fonti e i livelli della conoscenza e che hanno portato solo a strutture incostanti e mostruose. Egli voleva  però in compenso una “coerenza fondata in profondità, con la quale divenisse visibile un tutto positivo ben costruito, nel quale le parti si sostengono e si completano a vicenda l’un l’altro sempre meglio.
Roma e i suoi luogotenenti furono immobilizzati da un’interpretazione statica della creazione da parte di Dio per molti decenni su quell’ideologia di un “creazionismo” che, di fronte alla dottrina darwiniana dell’evoluzione difende un “fissismo” e un “concordiamo”, come esso viene espresso per esempio di rfegola nei volumi del “Dictionnaire de la Bible”:  Perciò non meraviglia che a Teilhard entrato nel 1889 a diciotto anni nell’ordine dei gesuiti, i suoi superiori sotto la pressione di Roma, neghino già nel 1926 la cattedra all’Istituto Cattolico di Parigi:  In seguito essi sopprimono tutti i suoi scritti filosofici-scientifici e nel  1947 gli ordinano di non trattare più alcun tema filosofico.  Teilhard viene completamente isolato: nel 1948 gli viene vietato di accettare una nomina al College de France, nel 1951 – l’enciclica Humani generis di Pio XII viene “applicata” – lo si esilia dall’Europa all’Istituto di ricerca della Werner-Gren Foundation di New York.  Ancora  nell’anno della sua morte, il 1955, gli viene vietato di partecipare al Congresso Internazionale di Paleontologia:  Solo pochi uomini casualmente presenti seguono il feretro quando egli, morto la domenica di Pasqua a 160 chilometri da New York, viene seppellito nel cimitero del Collegio dei gesuiti (nel frattempo soppresso) sul fiume Hudson; solo con fatica potei trovare, durante il mio semestre come ospite a New York, nel 1968, la tomba di Teilhard.
In compenso, l’indice delle sue opere compiuto da Claude Cuenot annovera già 380 titoli.  Ma Teilhard potè pubblicare solo i saggi puramente scientifici.  Nel corso della sua vita non gli fu concesso di veder stampata neppure una delle sue opere principali.  Esse vennero pubblicate da un comitato internazionale di personalità illustri perché Teilhard aveva lasciato per testamento i diritti, invece che all’ordine, alla sua collaboratrice.
Il 6 dicembre 1957, però, due anni dopo la sua morte, venne emanato un ordine del Santo Uffizio di allontanare i libri di Teilhard dalle biblioteche, di non venderli nelle librerie cattoliche e di non tradurli in altre lingue.
“Dammatio memoriae” – cancellare il nome negli atti e così bandire dalla memoria – come gli antichi romani definivano questa pratica.  Solo dal Conciclio Vaticano II, in effetti, gli scritti di Teilhard hanno trovato anche nella chiesa e nella teologia cattolica il meritato riconoscimento.  Tuttavia il suo nome non è uscito dalle labbra di nessun papa:  Le autorità ecclesiastiche non hanno sino ad oggi ringraziato Teilhard  per la sua opera du conciliazione.  Lo stesso Concilio Vaticano II non potè decidersi, nonostante un coraggioso discorso dell’Arcivescovo di Strasburdo Leon Arthur Elchinger, né nel suo né nel  nel caso di Galilei, peruna chiara riabilitazione di chi è stato condannato a torto, perseguitato e calunniato (in questi ultimi tempi si sta parlando molto di Galileo e alcuni ecclesiastici vogliono farlo beato, ma su Teilhard silenzio assoluto, n.d.r.)
In questo modo anche la storia della sofferenza di questo pensatore teologico rimane una vergognosa testimonianza della povertà dello “spirito della persecuzione dei dissidenti nel sistema romano”,fino ad oggi assolutamente non scomparso e che certi aspetti non è dissimile da quello del sistema sovietico (Sacharow).  Ma né il “teologo politico” J.B.Metz, né il filosofo critico Jurgen Habermas osarono ricordare a Joseph Ratzinger, allora alla guida della “Congregazione per la dottrina della fede”, questo fenomeno profondamente anticristiano (recentissimo grave caso la destituzione del caporedattore della stimata rivista gesuita “America”, Thomas Reese).


















 
 
 

 

Nessun commento:

Posta un commento